La Scuola di arazzeria di Esino Lario 1936 - 1962
lemica verso i Futuristi, o Depero?]; ma veri arazzi tessuti a mano con se-
rici fili in migliaia di colori solidamente tinti a fuoco come i grandi arazzi
classici e i gobelins
”.
Sono ben quarantacinque i lavori presentati, fra arazzi e studi di arazzi, e si ricorda co-
me la scuola lombarda abbia avuto l'onore dell'acquisto di un suo prodotto da parte del
Re Imperatore (è l'arazzo di Fornasetti). Fra le opere citate nel volantino vi sono
l'arazzo di Dal Verme, tre panni da Fornasetti, lavori da cartoni di Filiberto Sbardella,
un pittore che fornisce i modelli anche per due ritratti ad arazzo documentati purtrop-
po solo da fotografie e in bianco e nero, ma senz'altro colorati; non sono riuscita invece
né a identificare e né a rintracciare il citato
Barche
, sempre da Sbardella.
Curioso è il soggetto del pannetto
L'arazziera
da “G.Viriglio”, possibilmente il pittore
pavese Riccardo Viriglio (1897-1951), un artista che gravitava nell'orbita delle Trienna-
li, il quale, nel 1940 aveva realizzato le “pitture evocative dei vari paesaggi” visibili ol-
tre le finestre di ciascuna finta camera allestita alla mostra.
Nel
leaflet
della galleria si citano ancora gli “ARAZZI Cassi”
Re Sole
da Previati e Ave-
maria da Segantini, lo stemma di Esino Lario di Pietro Pensa, un
Paesaggio
in lanital
di Pietro Chiesa (allora direttore artistico di FONTANA ARTE a Milano), e molte altre
realizzazioni.
La partecipazione alla IX e alla X Triennale
Sinceramente non so cosa succeda dal 1942 al 1951, quando un nuovo arazzo di Esino,
La vendemmia
di cm 160x220 da cartone di Umberto Lilloni (1898-1980) , vince la
medaglia d'oro alla IX Triennale milanese. Possiamo immaginare che la guerra abbia
toccato pesantemente l'attività della scuola, anche perché, dopo l'armistizio, le zone
dell'alto Lario erano diventate rifugio per i partigiani e sappiamo (da Ricciardelli) che
anche don Rocca ebbe un ruolo determinante a risolvere situazioni difficili, sia durante
il conflitto, sia nel tormentato periodo post bellico. E forse non c'era il tempo per tesse-
re, quando i pericoli quotidiani del periodo della Resistenza, la fame e le ristrettezze
chiedevano di impegnare le energie in attività più necessarie e basilari. Mi limito a dire
che ci furono episodi eroici nella vita di don Rocca di quel periodo che meritano un di-
scorso a parte.
E' noto comunque che alla prima edizione della Triennale del dopoguerra, nel 1947,
mancavano totalmente gli arazzi, e non solo quelli esinesi.
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